Prime percezioni di vita

Cento concerti vissi
trasportato da mille note
voci aggressive o melodiose
trasportato in avanti dalla folla
da gioia ed esaltazione de giovani
accomunati stretti sudore a sudore
sguardi esaltati ed eccitati
dall’attesa di ascoltare le canzoni
mille volte cantate a squarciagola
o, ascoltate nel buio d’una stanza
il buio esalta le parole e emozioni
sottolinea le diesis e le bemolle
la musica è vibrazione dell’anima
una voce lontana e profonda
che giunge forse dagli avi
da tutto ciò che ci circonda
porta a galla antiche emozioni
ninna nanne giunte a noi
nelle prime percezioni di vita.

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Tracce di parole

A terra finirò i miei giorni
come verme mi contornerò
strisciando sul molle ventre
i gatti m’annuseranno curiosi
della mia rigidità improvvisa
la vita è uno scherzo amaro
ti toglie spesso l’importante
ti da poche soddisfazioni
sempre pagate a caro prezzo
a terra finirò i miei giorni
giorni vissuti intensamente
amando viaggiando scoprendo
tre cose che riempiono il cuore
curiosi i gatti annuseranno
le tracce delle parole d’amore…

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Fame di me

 

Oggi, il lupo urla: ha fame di me
morde strappa brandelli
d’emozioni di vecchie passioni
ottunde la mia confusa mente
mescola il passato col presente
la gamba è un parto doloroso
gli occhi velati cercano riposo
la mia pelle trema, ha brividi
l’anima del tempo remoto
tramutato in versi ha i lividi
stendo un braccio per spegnere
il lancinante acuto dolore
non trovo alcun interruttore
le medicine son prese invano
m’accascio come balena sul divano.
Il lupo urla: ha fame di me…

I miei lati oscuri

I miei lati oscuri con il dolore
vengono a galla con bruno colore
sono figli di silenzi e poche parole
di paure ancestrali che trascinano
nelle fosse degli abissi dell’anima
d’incommensurabili vuoti della vita
d’alberi vecchi e secchi sulla sabbia
d’un deserto cresciuto sui monti
d’errori umani (forse tollerabili)
che nessuno è perfetto: mai
più facile sbagliare che ben fare
i miei lati oscuri difficili da frenare
s’elevano su: un’improvvisa marea
tsunami che porta via ogni cosa
rimangono ferite sanguinolenti
si cicatrizzano solo amare parole

Equilibrio d’una filastrocca

Equilibri su una tastiera
delle dita, che mutano i pensieri
in parole scritte, e le parole in versi
i versi, l’uno dopo l’altro ordinati
in poesia, ed essa in spada
spada, leggera come piuma
piuma che trafigge il cuore
cuore generale dell’anima
anima generale del corpo
tutto questo vive nel reale
reale burattinaio dei pensieri.

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Un corpo all’altezza



Vorrei un corpo all’altezza
della mia mente, poiché
mentre lei vola, lui striscia
a terra come un serpe
purtroppo, nacqui fragile
anzitempo ai nove mesi
di norma per essere perfetti
appena nato pesavo come un pollo
del supermercato: pochi etti
mi direte: fai esercizio, palestra!
Ma esso, ha vent’anni in più
degli anni vissuti, come foglia
trema, teme ogni gradino
come fosse scalare il Cervino.
Il dolore continuo annienta…

Cervino

I gesti meccanici

I gesti meccanici
che noi compiamo
sono una moltitudine
molti, troppi, per abitudine
altri, solo per mera inerzia
un passo tira l’altro
passi come ciliegie
golose e zuccherose
alle volte, son abitate
dal Giuanin, goloso anch’esso.

Anche noi, abitati da consuetudini
da gesti e parole che van da sole
e noi, per stanchezza quotidiana
molliamo la presa e le redini
è così facile lasciarsi portare
dalla risacca e le onde del mare
svuotare la mente: il presente
il tempo veloce silente vola
giriamo lo sguardo una volta sola

Ciliege