I miei lati oscuri

I miei lati oscuri con il dolore
vengono a galla con bruno colore
sono figli di silenzi e poche parole
di paure ancestrali che trascinano
nelle fosse degli abissi dell’anima
d’incommensurabili vuoti della vita
d’alberi vecchi e secchi sulla sabbia
d’un deserto cresciuto sui monti
d’errori umani (forse tollerabili)
che nessuno è perfetto: mai
più facile sbagliare che ben fare
i miei lati oscuri difficili da frenare
s’elevano su: un’improvvisa marea
tsunami che porta via ogni cosa
rimangono ferite sanguinolenti
si cicatrizzano solo amare parole

Un corpo all’altezza



Vorrei un corpo all’altezza
della mia mente, poiché
mentre lei vola, lui striscia
a terra come un serpe
purtroppo, nacqui fragile
anzitempo ai nove mesi
di norma per essere perfetti
appena nato pesavo come un pollo
del supermercato: pochi etti
mi direte: fai esercizio, palestra!
Ma esso, ha vent’anni in più
degli anni vissuti, come foglia
trema, teme ogni gradino
come fosse scalare il Cervino.
Il dolore continuo annienta…

Cervino

La nomea

Mi son fatto nomea
di poeta e scrittore,
da ragioniere forzato
da un destino complicato,
il mio sogno e ambizione
era di diventare un pittore
sulla scia dei grandi artisti,
sognavo di maestose tele
affreschi su muri banali e tristi,
tramutati in eterne opere
maestose frecce nell’anima,
emozioni di olio e pastello
trafiggono il cuore e cervello,
volevo stupire con la matita
con la carta a grano grosso,
con la china e l’acquarello
fato volle che divenissi poeta,
non il mio primo bramato sogno
incantevole e preziosa meta!

artist's palette with oil paints and brushes

Ho le braccia macchiate

Ho le braccia macchiate,
come le braccia del nonno
di lui, porto il nome e cognome
pare che gli assomigliassi,
da piccolino con i suoi occhiali
fissavo il mondo i suoi sassi,
non avevo idea della cattiveria
come potessero far finta d’amarti,
seminando falsità: seme di tutti i mali.

Parole dei miei genitori nel cuore
parole non dette, ma attese
il dialogo assente lascia vuoti,
ho braccia segnate e marcate
cicatrici sul corpo e nell’animo,
le parole son divenute respiro
senza di esse mi perdo e vago…

Lady perché

Poi senza motivo apparente
parlo come parla mia madre,
forse è un suo messaggio
subliminale, forse un saluto
per il tempo da lei perduto
nell’essere partito troppo lontano
alla ricerca della mia strada
e questa l’ho in fin trovata
grazie a una donna eccezionale
che sopporta le mie mancanze
mi trascina con lei nelle vacanze
vivere con me non è facile
neppure per me stesso lo è
ma lei intelligente e arguta
un po’ fumina come i toscani
comprende, scava: è Lady perché.

Fabiana

Il forno

Il treno squarcia
il silenzio della notte,
le rotaie d’acciaio
cerniera scintillante,
tra oriente ed occidente
un cane, abbaia la sua rabbia
contro prede immaginarie,
ed io agitato, non dormo,
la silenziosa casa di notte,
trasformata in un forno…

Treno

 

Altra tempra

Avessi avuto un’altra tempra
sarei rimasto nel letto tutto il dì
in paziente attesa d’esser servito
d’ogni mia pretesa o capriccio
avrei voluto esser portato in giro
su una sedia a rotelle comoda
con morbido cuscini e schienale
perdendo totalmente la libertà
preferisco esser libero di muovermi
e sopportare il male che m’assilla
giorno e notte spalancando la pupilla
sono un fragilissimo guerriero
una statua dai piedi d’argilla.
Avessi avuto un’altra tempra
avrei scritto penose poesie
falsi lamenti di prefiche…

Argtilla